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mammasidiventa Diario di un'insegnante mancata che si ritrova, a volte controvoglia, a fare la giornalista, che è sposata con il Maritino tenebroso e che da quando è nato il suo Musetto, giorno dopo giorno, sta imparando a fare la mamma
Di odiosa burocrazia e donne stronze
post pubblicato in Vita da mamma, il 11 maggio 2012

Nonostante sia solo alla 14esima settimana, sono in maternità anticipata già da un po' per via di alcune magagne delle quali avevo parlato nel post precedente.

Ebbene, stamattina vado alla Asl a ritirare il provvedimento di interdizione anticipata dal lavoro (per chi non lo sapesse, la normativa in questione è cambiata del tutto dallo scorso primo aprile, all'insegna - avevano detto le menti eccelse che hanno reso possibile il caos che mi accingo a raccontare - della semplificazione) rilasciatomi a seguito di un colloquio, avvenuto la settimana scorsa, con il medico legale.

Per farla breve, scopro, leggendo fra le note di questo documento (ovviamente l'impiegata che me lo ha consegnato non sapeva fornirmi alcuna informazione in proposito. Poi dici perché ce l'ho con buona parte dei dipendenti pubblici!) che tale foglio deve essere consegnato al datore di lavoro e all'Inps. Lascio la Asl, non prima di essermi beccata dalla suddetta impiegata un sarcastico "tutte in maternità anticipata state", e mi dirigo alla volta dell'Istituto nazionale di previdenza dove dopo circa mezz'ora di "vada al protocollo", "ritorni al centro informazioni", "chieda a Tizio" e "provi con Caio" un'anima pia mi spiega che ora la domanda di maternità anticipata deve essere presentata solo ed esclusivamente on line. La persona in questione mi consiglia però, trattandosi di una procedura particolarmente farraginosa, di rivolgermi ad un qualsiasi sindacato o patronato.

E così faccio. Vado al sindacato più vicino e mi metto in fila. Dopo un'ora e mezza mi siedo davanti alla scrivania di una impiegata la cui espressione seccata ed altera lasciava presagire cosa sarebbe uscito dalla sua bocca. Non appena si rende conto che sono in maternità anticipata già da alcune settimana sbotta: "Sentiamo, che barzelletta hai raccontato al tuo datore di lavoro?". Ed io incredula: "Prego?" E la tipa del sindacato: "Sì, dai, ti sei messa in maternità subito, che scusa ti sei inventata?". Sono indecisa se mandarla direttamente a quel paese o fare la cosiddetta superiore. Opto per la seconda sottolineando l'uso della terza persona: "Ho dei problemi che non sto di certo a raccontare a LEI e comunque, se proprio devo essere sincera, al mio datore di lavoro, in trattativa per l'ottenimento della cassa integrazione straordinaria, fa piacere sapere che almeno uno stipendio sia lo Stato a doverlo pagare e non lui". Detto questo la tizia finisce di sbrigare la pratica senza più fiatare eccetto che per dirmi che il fascicolo nelle mie mani, quello che mi ha appena consegnato, deve essere a sua volta trasmesso al datore di lavoro e all'Inps.

Morale della favola: oltre ad aver avuto a che fare con due donne stronze e maleducate, oggi ho scoperto l'ennesima panzana, quella della semplificazione amministrativa, che si sono inventati in questo Paese. Ogni 40 giorni, tanto durano i miei certificati di richiesta di maternità anticipata sottoscritti dalla ginecologa, dovrò rifare questa stessa identica manfrina. Poi dici perché uno fugge dall'Italia o peggio ancora compie gesti inconsulti.




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Dove eravamo rimasti?
post pubblicato in Diario, il 5 maggio 2012
Ci sono, ci sono e la gravidanza, fra alti e bassi, sta andando bene tanto che sono arrivata alla 13sima settimana. Mi sembra però doveroso giustificare quest'assenza lunga due mesi. Innanzitutto ho avuto sin da subito (roba che se non avessi fatto il test al secondo giorno di ritardo sarebbero stati l'inconfondibile senso di disgusto, l'eccesso di salivazione ed i dolori allo stomaco a farmi capire inconfutabilmente che ero incinta!) nausee severe unite a spossatezza e malessere generale e generalizzato. Per rendere meglio l'idea dico solo che ci sono stati giorni in cui il senso di ripugnanza provato si estendeva persino alle persone più care, tanto che mi bastava guardare di striscio il Maritino tenebroso o il Musetto perchè mi venisse voglia di vomitare. E' stata una sensazione sconcertante, forse dovuta al fatto che anche la gravidanza più cercata e desiderata rappresenta una destabilizzazione a cui l'inconscio cerca di opporsi con tutte le proprie forze e soprattutto in tutte le maniere possibili. Una repulsione simile, che sono fortemente convinta non sia solo di natura ormale, la provai anche nelle prime settimane di gestazione del Musetto, ma stavolta è stata immediata e molto più drammatica. Rimettere il proprio corpo - con tutte le limitazioni del caso - al servizio della Vita, stravolgere gli equilibri con fatica conquistati, rituffarsi nell'avventura più impegnativa al mondo (che poi sono anche gli stessi buoni motivi per cui si decide di mettere al mondo un bambino e diventare, di conseguenza, genitori) mi hanno fatto piombare in una sorta di depressione gestazionale. A tutto questo bisogna aggiungere che, puntuali come un orologio svizzero, ho avuto pure questa volta innumerevoli coliche renali e perdite di sangue che mi hanno fatto correre al pronto soccorso (vediamo se riesco a superare le sei della gravidanza precedente). Insomma, l'esordio non è stato dei migliori e soltanto da qualche giorno ho ritrovato la forza fisica ed emotiva che mi permette, fra le altre cose, anche di essere qui. E comunque la prossima persona che continua a chiamarla "dolce attesa" si becca un biglietto di sola andata per il deserto del Gobi.



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Lo ammetto, sono complicata
post pubblicato in Vita da mamma, il 7 marzo 2012

E' normale che una che da tre mesi provava a rimanere incinta e che si rammaricava perché la seconda gravidanza si faceva attendere ora che la cicogna ha bussato alla sua porta è assalita da dubbi e preoccupazioni? E' normale che, di fronte al fatto compiuto, abbia ora paura di aver fatto un "torto" al primo figlio? E' normale che teme di non riuscire ad amare il secondo nella stessa maniera incondizionata e viscerale con cui ama il primo? E' normale che pensa forse di aver accelerato troppo i tempi nonostante il primo fra pochi giorni compirà tre anni? E' normale tutto questo?

Si dà il caso che la tipa in questione sia la sottoscritta. Lo ammetto, sono complicata. Troppo.




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Crisi profonda
post pubblicato in Diario, il 29 febbraio 2012
Sono giorni difficili, giorni di scoraggiamento e, nello stesso tempo, di voglia di reagire. Faccio fatica a scrivere. Mi sto imponendo di riprendere il blog per cercare di cacciare via un po' di questo dannato magone. Al lavoro le cose non vanno affatto bene. L'editore ha inoltrato la richiesta di cassa integrazione per tutti i dipendenti, perché con il taglio dei finanziamenti pubblici all'editoria stiamo lentamente - e nemmeno troppo lentamente - morendo. E' solo questione di tempo e quest'agonia, manco a dirlo, mi distrugge. Potrei riprendere in mano la scuola, ma forse al momento la cosa più saggia è aspettare... E poi c'è la seconda gravidanza che non vuole proprio arrivare ed io mi sento ancor più impotente ed in balìa degli eventi. Non ho più il controllo di nulla. Annaspo cercando di non affogare.



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Un nuovo amore
post pubblicato in Frivolezze, il 16 dicembre 2011
Da oggi ho un nuovo amore. Un amore più romantico e dolce. Un amore con cui è stato subito colpo di fulmine. Un amore dall'accento intenso, ma nello stesso tempo misterioso. Un amore che mi ha fatto dimenticare in un colpo solo i precedenti amori. E così Omnia, Allure e Pleasures, che un tempo mi inebriarono facendomi girare la testa ed esaltandomi i sensi, adesso non esistono più. Ora nella mia vita c'è spazio solo per Parisienne.



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Fatto!
post pubblicato in Istantanee, il 8 dicembre 2011



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I giochi del Musetto
post pubblicato in Diario, il 23 novembre 2011
Delle serie: un destino già scritto. ;)



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Caduta di stile
post pubblicato in Frivolezze, il 9 novembre 2011
Quando l'ho vista non volevo credere ai miei occhi: tata Lucia, l'irreprensibile e stimata tata che tutti i genitori vorrebbero avere in casa per una settimana affinché ristabilisca l'ordine e dia poche ma semplici regole, è la testimonial dell'ultimo spot della Nutella. E perché mai? Per soldi? Per lusinga? Per costrizione? Perché si tratta di un prodotto alimentare indispensabile alla crescita sana di ogni bambino di questo pianeta? Perché "che mondo sarebbe senza Nutella"? No, non ci siamo, con questa pubblicità anche il mito di tata Lucia, educatrice autorevole e mai autoritaria, dolce ma senza smancerie, saggia e non arrogante, è irrimediabilmente compromesso. Come potrà, ora che infatti la sua immagine è legata ad un marchio, essere ancora credibile agli occhi di genitori e bambini? Tata Lucia, donna di altri tempi eppure perfettamente capace di far fronte alle necessità educative ed affettive dei ragazzi del nuovo millennio, ha ceduto alle brame del dio denaro o quantomeno del semidio commercio. Peccato, perché col suo piglio deciso di chi sa come ottenere ciò che vuole e che soprattutto è in grado di far ritrovare la sicurezza a chi l'ha smarrita, era la mia tata preferita.



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Di vacillamenti altrui e non solo
post pubblicato in Diario, il 1 novembre 2011

La Cognatina, mamma di Samu e Bea, sta attraversando un momento di difficoltà emotiva. L'essere madre la sta facendo sentire in trappola e di conseguenza sta riconsiderando tutte le scelte finora prese per il "bene dei figli", altrimenti detti sacrifici, dando loro una valenza negativa in rapporto a sé stessa e ai suoi bisogni messi così in secondo piano. Prova invidia nei confronti di tutte quelle donne libere che possono fare ciò che più aggrada loro, sia nella vita privata che in quella professionale, non avendo il fardello filiale da portarsi costantemente dietro. Si sente per di più una sciocca ad aver idealizzato, prima di averne costruito una, la famiglia, che adesso vede, appunto, come una gabbia.

Il suo sfogo è uno sfogo comune, perché la maternità oggi, nonostante si continui a dipingere l'istinto materno come una costante comune del genere femminile, è in realtà un salto nel vuoto con un paracadute che non è scontato riesca ad aprirsi onde evitare una caduta rovinosa. Quando si mette al mondo un figlio, infatti, non si sa effettivamente bene alla rivoluzione a cui si va incontro (e probabilmente è meglio così, altrimenti di figli non se ne farebbero più). Un tempo, quando le donne erano programmate per essere mogli e madri, la maternità non presupponeva alcuna scelta. Ci si sposava e si sfornavano pargoli. Punto e basta. Al contrario, adesso, prima di decidere di avere un bambino, esiste un pregresso fatto di studi, lavoro, carriera, viaggi, divertimenti, aspettative, sogni con cui dover fare i conti.

E allora diventare madri significa anche imparare a convivere con quella malinconica sensazione di rinuncia che purtroppo, a dispetto delle edulcorazioni collettive, non sempre è ripagata dai sorrisi dei figli oppure dalla meravigliosa esperienza di vederli crescere. Spostare il proprio punto di vista su quello delle creature a cui è stata data la vita, spesso non è un meccanismo spontaneo né tantomeno un'azione fatta a cuor leggero. Tuttavia è anche vero che una volta che si è "in gabbia" ci si chiede con un misto di stupore e smarrimento come sia stato possibile vivere senza i propri figli, che sin da subito diventano, volenti o nolenti, il nuovo centro dell'esistenza. Disarmonie, contraddizioni, paradossi, vacillamenti, nostalgie. Diventare madri significa anche questo.




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Che fatica rimettersi a studiare
post pubblicato in Scuola, il 15 ottobre 2011
Sembra che ci sia la possibilità di prendere l'abilitazione all'insegnamento. E visto che non mi sono mai rassegnata all'idea di fare la giornalista a vita (che poi è un bellissimo lavoro se non fosse per gli orari invertiti rispetto al resto del mondo e per il cinismo senza limiti che s'impossessa di ogni cronista che si rispetti), sto cercando nei ritagli di tempo (che sono davvero pochissimi) di studiare. Oddio, studiare è una parola grossa. Diciamo che ho acquistato on line uno di quei testi che contiene i quiz specifici per la mia materia nella speranza (mi auguro non troppo vana) che in sede di prova preliminare (già, perché diventare insegnanti è diventato complicatissimo) mi capitino almeno alcune domande affrontate su questo libro. Comunque sono parecchio scoraggiata e non soltanto perchè i posti in palio sono davvero pochi, ma soprattutto perché ho realizzato con sconcerto e delusione che non mi ricordo un accidenti. E' come se non avessi mai frequentato l'università e non mi fossi mai laureata. Per rendere la portata di tale catastrofe, dico solo (che vergogna, che vergogna, che vergogna!) che sbagliato tutti i test relativi all'argomento della mia tesi. E' normale oppure sono anch'io vittima dell'analfabetismo di ritorno o di qualche forma di precoce demenza senile?



permalink | inviato da malia il 15/10/2011 alle 8:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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